La storia di Mirko (incompreso) in balia di nonna Tarzan (ovvero perché la genitorialità oggi è una giungla selvaggia?)

|Inserito da |Categorie: Bambino secondo Natura

Sono in banca allo sportello. Ho varie cose da smaltire e aspetto con pazienza che l’impiegata dall’altra parte completi l’opera. Intanto mi sto annoiando.

Entrano una giovane nonna con il nipotino che avrà avuto si e no 3 anni: lui fa fatica a entrare perché vorrebbe fermarsi un attimo per vedere il funzionamento della porta a bussola rotante.

La nonna non se ne accorge, sta salutando i presenti e con un po’ di affanno sta cercando di capire se può essere già il suo turno. Finalmente la nonna tuona: “Mettiti lì seduto e stai fermo!”.

Ho iniziato a sudare freddo per lei perché dire a un bambino di 3 anni mettiti lì seduto e stai fermo è come dire a un delfino di non nuotare o a un bradipo di fare una staffetta a ostacoli.

Osservo.

Il piccolo Attila non si è forse mai seduto sulla sedia e ha cominciato a guardarsi attorno finché la sua attenzione è stata catturata da quell’interessante e sospetto cordino che pende dall’alto, attaccato al muro, proprio a lato delle finestre (“e se lo tiro o lo muovo cosa succede? Verrà giù qualcosa? Fammi un po’ vedere….”).

Attila! Non toccare le tende!

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Neppure il tempo di formulare il pensiero che da 2-3 metri di distanza arriva l’urlo della signora Tarzan (la povera nonnina):

Fermo! Ti ho detto di stare fermo! Non toccare… quelle sono le tende!

(eh certo… perché tutti noi ci aspettiamo che un bambino di 3 anni in un ambiente non familiare se non vede le tende sappia in automatico che quello è il cordino che attiva la discesa di un tessuto, chiamato tenda, che adesso si trova incassato in una specie di cartongesso a scomparsa e quindi non si vede…. Per questo la nonna deve aver iniziato ad alzare la voce e a sgridare… del resto è così semplice! …. Sono le tende!…).

Il bambino molla la presa sentendosi un po’ “preso in castagna” senza aver ben capito il motivo della sonora ripresa. Che fare allora?

Ecco che comincia a girare in tondo camminando velocemente per la stanza. Non sta dando fastidio a nessuno, non urla, sorride, non sta rompendo nulla, non sta facendo il vandalo (forse fa semplicemente il bambino di 3 anni…).

Ma a un tratto ci risiamo…. La porta si riapre per permettere l’accesso ad un altro cliente (un’altra nonna!… ma senza nipote al seguito questa volta) ed ecco l’inferno!

Il nostro piccolo combina guai si avvicina frettoloso verso la bussola per cercare di nuovo di carpirne i segreti nella speranza che… almeno questa volta….

Stai fermo e non ti muovere!

303776-960x540Ecco che invece la nostra giovane nonna si volta con sguardo felino, molla tutti i documenti sul banco dello sportello e con due veloci falcate raggiunge il nipotino, lo prende per un braccio, lo trascina lontano dalla bussola, gli ficca una sonora sculacciata e gli intima “Adesso smettila! Basta! Stai fermo e non ti muovere!”.

Ed ecco che la storia penosa si ripete, inesorabile come sempre.

Un bambino represso e non capito che si ferma non tanto per le parole della nonna o per la sculacciata quanto invece per lo stupore alimentato dal domandarsi “ma perché? Voglio solo capire come funziona! Mi sto annoiando e vorrei qualcosa da fare? Perché mi tratta così!”.

E anche nei suoi occhi quell’ombra di umiliazione e avvilimento che tante volte ho visto negli occhi dei bambini.

Dall’altra parte stessa pena: una nonna che per amore dei figli accudisce i nipoti, una nonna che fa fatica e che alla fine è costretta a diventare rossa in viso, a fare finta di niente e a scusarsi con lo sguardo davanti alla dipendente allo sportello prima di riprendere il da farsi.

Già questo potrebbe bastare, ma andiamo avanti perché non finisce qui. Segue un dialogo interessante tra la giovane nonna Tarzan e la seconda nonna entrata nell’ufficio.

Ti riporto la loro conversazione che segue alla sculacciata: la nonna Tarzan guarda la nonna Complice (la seconda) e con aria di arrendevolezza mista a soddisfazione la guarda come per dire: “Eh…. Quando ci vuole, ci vuole… cos’altro posso fare?

La nonna complice risponde allo sguardo dicendo: “Ah… certo che non è facile per te che tra l’altro ne hai due (nipoti)!”. (Probabilmente le due donne si conoscono). 

La nonna Tarzan ribatte e rincara: “Certo che non è facile! Ma sai, non è tanto questo che mi da problemi… è l’altro più grande che non riusciamo a gestire!” (lo credo…. Se le premesse sono come quelle a cui abbiamo assistito….).

Ecco che allora la nonna complice chiude in bellezza con la perla del giorno: “Eh sì, lo credo bene… almeno a questo puoi ancora dare qualche sberla o qualche sculacciata…. Invece all’altro non più!” (e te credo! Forse perché raggiunta la maturità fisica o un minimo di muscoli e altezza tenderà a farsi le sue ragioni…).

Nonna Tarzan: “Eh sì guarda…. È così…. Ciao, buon giorno a tutti, arrivederci… Mirko saluta tutti che andiamo (Mirko – ovviamente, forse – non saluta) … Dai saluta!…. (Mirko non saluta) … Va bèè così (Mirko)… andiamo, arrivederci….”

Nonna complice: Ciao arrivederci!…. Ah tocca a me!”

Passa qualche secondo e tutto torna alla normalità. Il solito tran tran: le due impiegate dietro lo sportello hanno sorriso ai clienti, la nonna complice ha fatto quello che doveva fare e forse ha ringraziato di non avere i nipoti con sé e ha inviato ancora un pensiero di solidarietà alla povera giovane nonna Tarzan.

E la povera nonna Tarzan sarà salita rassegnata in macchina, avrà finito la ramanzina, avrà avvisato Mirko che oggi niente gelato perché non hai fatto il bravo e avrà continuato a dirgli di stare fermo, di non toccare il finestrino con le mani sporche, di non toccare il gancio della cintura di sicurezza, di non fare versi, di non cantare, di non…

E io invece? Perché non sono intervenuta?

Perché non mi è venuto l’affanno vedendo un bambino sculacciato e indifeso? Perché non mi sono indignata? Perché non ho pensato a qualche parolaccia?

Ti ho descritto la scena in modo un po’ pittoresco, giusto per alleggerire il tono, ma adesso ti rispondo e ti dico anche il motivo che mi ha spinta a scriverti oggi questo articolo.

Certo che in empatia con Mirko mi è spiaciuto un sacco per lui e guardandolo ho pensato, come spesso mi accade: “Cucciolo…. Il mondo va così…. Non lo fa apposta… è che non sa cos’altro fare…. Imparerai forse da queste esperienze a maturare la pazienza e a trovare in te la forza per disciplinarti anche se dagli adulti questo non ti arriva”.

Ma in verità, subito dopo, il mio pensiero è andato dritto alle nonne e ho pensato: “Che tristezzaaaaaaa!!!”

Che tristezza vedere una nonna (una delle mie ha da poco lasciato il corpo fisico e mi trovo spesso a pensarla e a ricordare con quanta devozione e dedizione mi amasse, mi volesse e mi ricordasse), che ama i suoi nipoti addirittura più dei figli, che farebbe di tutto per loro, essere costretta ad utilizzare questi “mezzucci da 4 soldi”!” Perché?

PERCHE’ NON HA ALTRE ALTERNATIVE!

Sono certa che se qualcuno le facesse vedere cosa può fare per ottenere quello che le serve in quel momento (un bambino quieto e sereno) senza ferire il suo cucciolo lo farebbe, eccome se lo farebbe! Chi più di lei può ricordare, se solo se lo concede, lo stato d’animo interiore indotto dal subire sgridate, punizioni e sculacciate?!

I genitori (e la nonna) non hanno colpe, è solo che non conoscono alternative più in sintonia con i bisogni emotivi dei figli

A lei ho pensato e a lei voglio dedicare queste soluzioni. A tutti i genitori che in fondo NON HANNO COLPE, perché quasi tutti siamo cresciuti con adulti arrabbiati, che ci sgridavano, ci dicevano NO per partito preso anche quando non era il caso… e purtroppo da adulti tendiamo a ripetere gli stessi comportamenti senza rendercene conto.

Ma la soluzione c’è sempre, basta scoprire le leggi che Madre Natura ha stabilito per la crescita e anche il ruolo del genitore più diventare leggero ed entusiasmante.

Cosa avrei fatto io (come è già successo infinite volte in cui non ho potuto lasciare i bambini a casa e li ho portati con me al supermercato, in banca, in posta, dall’avvocato, dal dentista, ecc.)? E ne ho portati anche 3-4 alla volta. Si, andavo in giro con la macchina pieni di bimbi 🙂

Soluzione N°1

Mi sarei di certo portata qualcosa dietro per giocare e avrei evitato di lasciarlo a priori senza nulla da fare (in fondo ha 3 anni, che cosa posso pretendere se non che voglia passare tutto il suo tempo a scoprire e a giocare?). Nei primi anni i bambini comprendono solo 2 linguaggi: gioco e imitazione

Tra le altre cose, la settimana prima, sempre allo stesso sportello una mamma era entrata con il figlio della stessa età di Mirko, aveva raccolto tutti i volantini pubblicitari (almeno così servono a qualcosa) glieli aveva dati per giocare, lo aveva preso in braccio e fatto sedere sul bancone dello sportello (wow! Che brivido l’altezza!) e mentre parlava con l’impiegata faceva il possibile per interagire con il figlio.

Risultato: nessuna confusione, nessuna sgridata, nessun bimbo ferito e nessun adulto che si deve giustificare e io che inizio nella mia mente a danzare il Tamure dalla felicità 🙂

Soluzione N°2

Vedendolo attirato dalla bussola (quando hai con te un bimbo di quell’età non puoi facilmente concederti distrazioni e un occhio lo devi sempre avere per lui, così da cogliere i suoi bisogni o le sue curiosità) avrei assecondato il suo bisogno dicendo per esempio: “Wow! Hai visto!?… che magia!… Guarda: si chiude e si apre….!”.

Di solito questo basta ma se anche si fosse infilato nella bussola avrei chiesto gentilmente all’impiegata di aprire, lui sarebbe uscito tutto soddisfatto, lo avrei preso per mano dicendogli: “Facciamo veloce con l’impiegata e dopo lo facciamo di nuovo!” (tanto dall’ufficio saremmo di nuovo usciti usando comunque un’altra volta la bussola).

Soluzione N°3

Nonostante i giochi a disposizione è probabile che il filo delle tende potesse avere su di lui lo stesso effetto che ebbero le Sirene su Ulisse e non potendolo legare con delle corde a un palo – anche io ho una mia dignità…. 🙂 – allora, vedendolo attratto, avrei detto: “Ooohhh… il filo delle tende! Vuoi vedere come funziona? (conoscendomi avrei detto in verità: “Vuoi vedere che magia fa?”).

“Vieni qui, porta i giochi, fammi vedere cosa stai facendo, intanto finisco e ti faccio subito vedere la magia”.

Terminata l’operazione allo sportello, lo avrei accompagnato alla tenda, gli avrei fatto vedere come muovere i fili (se le impiegate vedono un adulto che guida un bambino e che le tende non corrono pericoli ti lasciano fare su e giù anche 20 volte soprattutto se dopo le ringrazi con un bel sorriso per avertelo concesso), lo avrei fatto provare una volta, e poi ancora una e poi ancora una finché mi avrebbe guardato come a dire “Ok ho capito… figo!”. 

Allora gli avrei fatto vedere che la bussola ci stava di nuovo aspettando…. Via dentro l’astronave a specchio (la bussola)! E poi a casa…

Perchè facendo così Mirko sarebbe rimasto tranquillo? Perchè avrei appagato il suo enorme (sacrosanto e fisiologico) bisogno di sperimentare le cose nuove, il bisogno di giocare, avrei parlato il suo linguaggio e avrei coltivato la sua stima e la sua fiducia nei miei confronti come adulto.

Quali sono le insidie per l’adulto nel mettere in pratica tutto questo?

Insidia 1: ci deve essere qualcuno che ti racconta come puoi fare in maniera differente, che ti dice che ci è già passato e che funziona e che ti rassicura sul fatto che in questo modo accedi al 2×1 (1 azione per 2 benefici: il primo, immediato, che risolve la situazione a favore tuo e del bambino, il secondo a lungo termine perché non crei ferite emotive al bambino, gli dai l’esempio e alla sera arrivi meno stanco).

Insidia 2: devi iniziare a metterlo in pratica: leggerlo e commentarlo non basta. È necessario fare, sbagliare, non giudicarsi e riprovare.

Insidia 3: è importante vincere i veri mostri: le nostre credenze acquisite, gli SCHEMI PASSATI che ci impediscono di vedere le cose in maniera differente e di domandarci se quello che stiamo facendo può avere delle conseguenze che non vorremmo augurarci.

Non è un utopia, non è l’”isola che non c’è”, non è “coccole e miele”. È la natura dell’essere umano che ha creato le cose SEMPLICI, come anche crescere un bambino trovando il giusto equilibrio tra esempio, regole, bisogni innati dell’età e sana curiosità infantile.

Comunque, se dovessi incontrare ancora la nonna di Mirko, mi congratulerei con lei, la ringrazierei per tutto quello che fa perché senza ricordare gli strumenti che la natura ha previsto per noi la genitorialità si trasforma davvero a volte in una giungla selvaggia!

A lei va tutta la mia comprensione per la tanta fatica che fa: nessuno le ha mai insegnato come funzionino dentro i cuccioli d’uomo (e probabilmente nessuno lo ha mai fatto a lei quando era tale) e come assecondare con gioia e leggerezza i bisogni di un bambino. Se si conosce questo, crescere un bambino è veramente divertente e stimolante (anche se ne hai 3 in casa).


Bimbi Veri (542)

Roberta Cavallo aiuta i genitori a comprendere e a “leggere” i comportamenti dei figli in ogni fase di crescita ritrovando la sicurezza e la gioia di fare sempre le scelte giuste al momento giusto.

E’ la Consulente Genitoriale nel Programma TV “4 MAMME”, in onda su FoxLife.

Con i suoi 5 libri best seller è l’autrice più letta e seguita in Italia dai genitori negli ultimi anni, conquistando oltre 100.000 famiglie italiane e diverse classifiche di vendita, come quelle di Amazon e Ibs.

E’ stata intervistata da Uno Mattina, TG5, La Stampa, Sky Tg 25, Gioia, Repubblica, Starbene, Radio 24, Radio Deejay, Radio Rai 1, Vanity Fair, Huffington Post.


 

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Roberta Cavallo

Roberta Cavallo aiuta i genitori a comprendere e a “leggere” i comportamenti dei figli in ogni fase di crescita ritrovando la sicurezza e la gioia di fare sempre le scelte giuste al momento giusto. È la Consulente Genitoriale nel Programma TV “4 MAMME”, in onda su FoxLife. Con i suoi 5 libri best seller è l’autrice più letta e seguita in Italia dai genitori negli ultimi anni, conquistando oltre 100.000 famiglie italiane e diverse classifiche di vendita, come quelle di Amazon e Ibs. È stata intervistata da Uno Mattina, TG5, La Stampa, Sky Tg 25, Gioia, Repubblica, Starbene, Radio 24, Radio Deejay, Radio Rai 1, Vanity Fair, Huffington Post.

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