Aiuto: sono alle prese con i capricci del mio bambino di 2 anni ed è ingestibile. Sarà la nella fase dei terribili 2?

Aiutami a risolvere i capricci di mio figlio di 3 anni!

Ha solo 1 anno e mezzo e fa già troppi “capricci”! Non so più cosa fare!

Cosa faccio quando i miei bambini sono capricciosi e disubbidienti?”

Quando si tratta di “capricci” dei bambini a 2 anni o a 7 anni la richiesta delle mamme è sempre la stessa: “aiutami a gestire e calmare i “capricci” di mio figlio, subito!”

Ecco perché ora voglio indicarti 3 linee guida fondamentali per comprendere la causa di qualsiasi tipo di comportamento etichettato come “capriccio”.

Scopriamole insieme.

Indicazione N°1 per calmare i “capricci” dei bambini: il nodo emotivo

Bambina piccola che si appoggia triste sulla spalla della mamma

Non ha importanza se oggi tuo figlio fa i capricci a 18 mesi, 1 anno, 3 anni o 7 anni.

I “capricci” dei bambini a qualsiasi età non sono degli strumenti diabolici che si inventa per farti perdere tempo all’ultimo minuto o per farti andare su tutte le furie.

Se davvero vuoi spegnere il fuoco dei comportamenti etichettati come “capricci” ci sono alcune cose che è importante sapere: la prima è che non sono un fuoco che va spento.

Lo so che questo aspetto è davvero assurdo la prima volta che lo leggi.

Eppure è davvero importante sapere che tuo figlio quando piange, quando ti implora, quando urla, quando fa quella cosa che definiamo come “lagna” ha un “problema” emotivo.

In verità quando un bambino fa “i capricci” li fa perché ha un difficoltà ma non sa come dirtelo.

Quanto attirano la tua attenzione con il “capriccio” ricordati che hanno sempre una situazione emotiva da risolvere.

Poi la manifestazione cambia in base all’età, per esempio i “capricci” dei bambini a 2 anni magari si manifesteranno con pianto,  i “capricci” dei bambini a 6 anni saranno accompagnati anche da rifiuto delle regole, episodi di nervosismo e urla.

Ecco ora vediamo una nuova lente, a cui non penseresti mai, che hai bisogno di considerare da subito: tornare a considerare la dignità di tuo figlio.

La dignità dei bambini e dei ragazzi

Tuo figlio quando ti segnala un problema, ha una sua dignità.

Significa che non ha bisogno di essere maltrattato, sgridato o preso a sberle soltanto perché ci dà fastidio e non sappiamo come gestire la situazione.

Lui ti sta comunicando una difficoltà, quindi come genitore o insegnante, hai il dovere assoluto di andare lì vicino, guardarlo negli occhi e trasformarti nel suo Aiutante Magico.

Sei lì per aiutarlo, lui ha bisogno di te, ha bisogno della tua calma; vai in soccorso, aiutalo, per esempio dicendo:

👉 “Qual è il problema? Come ti senti? Mannaggia, ma quanto è difficile questa cosa per te?”

👉 “Questa mattina la maglia gialla proprio non ti piace, mannaggia alla mamma che te la messa lì e che oggi voleva proprio che te la mettessi”.

Oppure sai benissimo che questi sono momenti in cui sta svuotando in sacco. Magari tuo figlio è “pieno” di qualcosa che è successo il giorno prima o due giorni prima.

Ha accumulato tensione, rabbia o tristezza che paino piano hanno creato una pentola a pressione. Proprio come succede a noi adulti.

Molto spesso i bambini fanno questi “capricci” perché vogliono attirare la nostra attenzione

Sono stanchi, nervosi, non si sentono capiti e l’intervento giusto che si aspettano è:

👉 “Cavoli! mamma ieri non è stata con te tutto il giorno e stamattina ti ha pure messo fretta per arrivare in orario.
Dobbiamo arrivare in orario, è vero, però amore capisco che per te è così difficile, dobbiamo stare un pò insieme. Vieni che ti abbraccio, vieni che ti do un bacio.”

Se inizi a ragionare che essere genitore non vuol dire aver generato un bambino, ma vuol dire diventare il suo Aiutante Magico, quindi davvero metterti a sua disposizione senza paura che non impari le regole e che non diventi un bambino educato, allora sei a buon punto e tutto diventa più semplice.

I bambini nascono già positivi e pieni di fantastici ingredienti, solo con il tuo atteggiamento da imitare e la tua giusta disponibilità d’animo, possono crescere sereni e sviluppare tutto il bello di cui sono già ricchi.

SII IL SUO AIUTANTE MAGICO: Impara a restituirgli la dignità che merita quando ti segnala una difficoltà attraverso il capriccio, perché non ha un’altra modalità di farlo.

Vai e aiutalo, vai alla motivazione e accoglilo, sempre. E poi trova le soluzioni pratiche.

Indicazione N° 2: la motivazione valida sempre per gestire i “capricci” dei bambini a 1 anno, 2 anni, 3 anni… ma anche a 15!  🙂

Bambina al supermercato arrabbiata fa i capricci con la mamma: tiene in mano un dolce

I bambini di oggi hanno una sensibilità particolare e non si adattano e sottomettono facilmente.

Fino all’ultimo continuano a comunicarti con il comportamento che noi etichettiamo come “capriccioso” o disubbidiente il problema o la difficoltà che sentono e che provano.

Cercano di fartelo capire attraverso il “capriccio”, la lagna, la ribellione e l’opposizione.

I “capricci” dei bambini a 2 anni o a 8 anni non sono mai capricci incomprensibili, infatti… non esistono!

Noi genitori abbiamo bisogno di uscire dal “file mentale automatico” che il “capriccio” sia un capriccio, cioè quella cosa che non ha senso fare, che ci fa infuriare e uscire di testa, per esempio:

“Ma perché sono le 8 meno 10, alle 8 chiudono il cancello di scuola e tu sei qua e non ti vuoi mettere le scarpe? Mi stai facendo le storie per una maglietta gialla, perché vuoi proprio quella verde? Che senso ha? Lo fai apposta! Sei testardo!”

La verità è che non è un “capriccio”! I bambini che abbiano 18 mesi o 6 anni infatti non possono dirti:

  • “mamma guarda sono stato male per questa cosa, sono triste perché ho perso il mio gioco preferito”
  • “non mi dedichi abbastanza tempo”
  • “sono arrabbiato con te perché mi hai messo in punizione”
  • “non hai capito quello che io volevo fare”
  • “mi arrabbio perché tu e papà litigate”
  • “sono triste perché ti sento triste e nervosa…”

Facciamo fatica noi adulti a riconoscere ed esprimere le nostre emozioni, figuriamoci un bambino di 4 anni!

Pur di catturare la tua attenzione, usano il canale che più ti fa soffermare su di loro e, sperano, anche sul loro problema.

Allora, prima di tutto non arrabbiarti e mettiti nei suoi panni. Guardalo negli occhi, fermati, sdrammatizza:

👉 “Davvero queste scarpe no? Mannaggia, ci saranno dei topini dentro? Fammi un po’ vedere… o vuoi che oggi facciamo cambio: io mi metto le tue e tu ti metti le mie?!”

Quello che il genitore può fare per uscire dall’impasse è sempre cercare la vera motivazione

Tuo figlio utilizza spesso come scusa la scarpa, la maglietta, la verdura che non vuole mangiare, la frutta che non gli piace, ma in verità le motivazioni che fanno scatenare il putiferio sono sempre più profonde e più emotive.

Tendenzialmente una richiesta di attenzione, di quell’attenzione di qualità che a volte noi oggi abbiamo difficoltà a dare a causa del tempo sempre tiranno e di imprevisti che magari ci innervosiscono e ci fanno perdere la calma.

Il primo modo per risolvere i “capricci” dei bambini è giocare d’anticipo.

Non tanto nel momento di fuoco, che è solo un segnale, è solo la classica goccia che fa traboccare il vaso, ma andando a monte e cercando di capire:

1️⃣  come nella giornata, nella settimana, puoi dargli più tempo di qualità

2️⃣  se ci sono situazioni in cui puoi giocare di anticipo e puoi evitare di sgridarlo e punirlo

3️⃣  come puoi essere più calma o migliorare il clima familiare.

Se come genitore riesci a fare questo passaggio, a modificare la tua routine frenetica per trovare del tempo speciale per lui, più tuo figlio si rilassa e inizia a viverti come l’AIUTANTE MAGICO.

Al posto di percepirti come una persona da cui nascondersi o pensare:

👉  “Devo dire una bugia alla mamma, perché quella cosa non la posso fare”

oppure

👉  “Mamma sta arrivando, devo iniziare ad avere paura”

potrà invece sapere che mamma e papà sono lì solo per lui, per sostenerlo e aiutarlo.

Indicazione N° 3 per comprendere i “capricci” dei bambini: le regole

Bambino sorridente che si lava i denti seguendo le regole

C’è un aspetto che nella relazione genitore e figli fa scattare lotte, incomprensioni, urla e… “capricci”.

Spesso ci porta a considerare i bambini come maleducati e disobbedienti!

Si tratta del momento in cui vogliamo dare delle regole, trasmettere delle sane abitudini… che puntualmente i figli non ascoltano!

Il problema da dove arriva?

Noi siamo convinti che i bambini possano imparare una regola a forza di sentirsela ripetere.

Quante volte diciamo “gliel’ho detto un milione di volte, eppure niente!”.

La verità è che loro imparano osservando, imitando le abitudini da noi genitori o comunque dai loro adulti di riferimento

Questa verità a volte ci fa paura. Ci rende responsabili dell’esempio che diamo, di come ci comportiamo nella nostra vita anche quando siamo senza i bambini.

Ma allo stesso tempo è una grandissima fortuna!

Perché se tu sei sereno del tuo modo di comportarti e costruisci una buona relazione con lui, il gioco è fatto.

Non esiste un bambino al mondo che non guardi con occhi sognanti mamma e papà, che non li ami, che non li adori e dica:

“mamma, voglio farlo anch’io”, “papà, voglio venire anche io con te. Voglio provare a guidare anche io la macchina, voglio anch’io svitare il tubo del lavandino”…

Quindi una valida soluzione per prevenire i “capricci” e i litigi è comprendere come insegnare le regole a tuo figlio nella calma ed evitando di ripetere le stesse cose 120 volte.

Tu resterai più calma e non perderai la pazienza e tuo figlio si fiderà di più di te perché si sentirà capito e ascoltato.

Di conseguenza gli episodi in cui tu non lo capisci e lui si arrabbia con te saranno sempre meno frequenti. E con l’esperienza scoprirai che che si tratti di “capricci” del tuo bambino a 18 mesi o capricci a 2 anni o a 7 scoprirai che la chiave è sempre considerare la sua emotività.

Mi auguro che queste 3 indicazioni ti siano di aiuto per comprendere sempre meglio il Libretto delle Istruzioni di tuo figlio.