Voglio le scarpe verdi altrimenti non gioco a pallone! (come puoi gestire la Rabbia di tuo figlio quando non può avere quello che vuole)

|Inserito da |Categorie: Bambino secondo Natura

È domenica pomeriggio, una delle poche domeniche libere perché a cavallo delle vacanze natalizie.

Dopo tanto tempo, Antonio e io abbiamo un giorno a disposizione come le persone normali e possiamo scegliere come trascorrerlo. Dato che V. è in Italia, ci catapultiamo il giorno prima dalla sua famiglia italiana per stare tutti insieme.

La gioia è grande, come sempre, soprattutto per me che non vedo l’ora di giocare e divertirmi un po’… Al mattino c’è già un viavai di persone, amici e conoscenti che spuntano come funghi per fare gli auguri, mentre il telefono e il citofono non smettono di suonare.

V. è un po’ irrequieto: con tante persone che vogliono salutarlo (e molte purtroppo anche compatirlo) si sente a disagio, non ha nessuna voglia di stare lì con le loro moine e i loro salamelecchi… Messaggio ricevuto: bisogna uscire!

E allora, perché non andare in cortile a giocare a pallone con Antonio? Lì per lì sembra proprio una bella idea: piace a V., piace a me e persino Antonio sembra dell’umore giusto per sciogliersi tra una pallonata e l’altra.

Tutto è pronto ma ad un tratto…Il dramma!!! Gli scarponciniiiii!!!

Come se fosse in preda all’ira di Ade, il dio degli inferi, V. si lancia in una serie di improperi perché vuole a tutti i costi giocare con le scarpe nuove di pacca, acquistate il giorno prima. Non si discute, lui vuole proprio quelle scarpe lì!

Se fossimo sul cemento o sull’asfalto perché no, ma dato che il cortile si divide tra un pezzo di ciottolato e un grande pezzo di giardino umido ben infangato da giorni e giorni di pioggia e che quel tipo di scarpe da “signorino” si possono ripulire ma fino a un certo punto, ci infileremmo proprio in un tunnel senza ritorno.

Quindi non è possibile. Dobbiamo dirottare i dolci piedini di V. in altre scarpe. Bene, prendiamo le scarpe verdi da ginnastica: “Dove sono le scarpe verdi?”.

Le devo tirare fuori dalla lavatrice, le ho lavate e sono ancora bagnate, mi dispiace” è la riposta della signora che ha in affido V. 

Aaaaaahhhhhhh!!!!!!!!!!!!! V. si scalda ancora di più e io sulle prime non capisco perché: in fondo abbiamo sempre gli scarponcini con cui è arrivato dalla Bielorussia.

V. si trasforma in una vera furia, si altera spropositatamente, piange perché quelle scarpe proprio non le vuole: “Sono larghe, devo strisciare i piedi, sono pesanti, sono rotte, non le voglio, fanno schifo, ecc.” il tutto condito da urla e lacrime.

Mannaggia! Mi prendo qualche secondo per pensare e poi… ecco che mi si accende la lampadina (per fortuna)!

Certo che quegli scarponcini non li vuole! Come ho fatto a non pensarci prima?

Dove vive, V. non ha neppure un armadietto per i vestiti: dorme in uno stanzone con altri quattordici bambini, i vestiti e le scarpe sono tutti ammassati in una specie di magazzino dove chi prima arriva prima prende.

Quelle scarpe probabilmente gli sono state appioppate e se le è ritrovate sul groppone senza poter fiatare… chissà cosa gli ricordano! Di certo non può mettersele: non Italia, almeno, non di domenica, quando sa che potrebbero arrivare altri bambini e vederlo.

È vero. Come sempre accade, però, anche in questo caso il problema non è mai l’oggetto in sé, ma il sentimento a cui ci rimanda, quello che V. sta provando in quel momento e le emozioni che lo stanno prendendo in contropiede.

Esco fuori armata di un bel sorriso e della mia proverbiale pazienza e lo vedo scalzo, tutto sconsolato, su una sedia del giardino.

Mi abbasso, lo guardo negli occhi e gli dico: “Hai ragione a non volere queste brutte scarpe… Ti capisco, sono orribili e da domani dovremo di sicuro buttarle” (è vero, ogni anno al suo arrivo compriamo un paio di scarpe nuove per sostituire quelle vecchie con cui arriva)…

Dato che quelle verdi sono bagnate e quelle nere non si possono mettere perché sono nuove, vorrà dire che a pallone ci giocheremo un altro giorno… Che peccato però! Io avevo voglia di giocare e secondo me anche tu!” (mi dice sì con la testa).

Usiamo le pantofole da camera?

Se vuoi, in alternativa, puoi giocare con le mie pantofole da camera… Fammi provare” (scherzo e inizio a tirare la palla con le pantofole che ho addosso, inciampo e faccio un pasticcio).

Nooo, non riesco, mi faccio male ai piedi e poi fa freddo!!!” (continuo a scherzare e lui inizia a ridere coinvolto dalla scenetta).

Queste scarpe sono davvero orribili, non vedo l’ora di buttarle, ma intanto, dato che non possiamo nemmeno giocare scalzi, puoi provarne almeno una, una sola e vedere se calcia il pallone.

“Io ti aiuto, te la infilo e stringo bene i lacci tanto per provare (sentirsi accolti e aiutati in un momento di difficoltà emotiva è importante per tutti i bambini), se poi non va lasciamo perdere e giochiamo domani, giochiamo lo stesso ma domani, quando le scarpe verdi saranno asciutte”.

Gli infilo la scarpa, la chiudo e lui saltellando inizia a dare qualche calcio al pallone. “Vieni, ti metto anche l’altra, solo per provare se con due riesci meglio, se poi non ti piace le togliamo e lasciamo perdere… Perché hai ragione, se sono brutte e fanno male non si può…” (sono sincera, non ho nessuna intenzione di manipolarlo con le mie affermazioni o di costringerlo a fare una cosa che non vuole).

V. si alza, inizia a correre e una furia si abbatte su Antonio

V. si infila anche il secondo scarponcino, glielo allaccio, controllo che siano a posto e intanto arriva Antonio a prendere il pallone e inizia a giocare. V. si alza e inizia a correre anche lui: magicamente ritorna il sorriso insieme alle sue doti di incontrastato goleador!

Dopo qualche minuto gli chiedo se le scarpe sono ok o se vuole smettere di giocare. Lui mi guarda sorridendo, dice di no, e con lo sguardo mi ringrazia per averlo aiutato a superare l’impasse…

Quel giorno giochiamo come matti finché c’è luce.

Se ti interessa saperlo Antonio non è mai riuscito a contrastare la furia della Bielorussia che si abbatte inesorabile su di lui quando gioca con V. e poi tocca a me accogliere la sua frustrazione mentre V. festeggia le sue vittorie (sì, faccio il lavoro 2 volte!)


Bimbi Veri (542)

Roberta Cavallo aiuta i genitori a comprendere e a “leggere” i comportamenti dei figli in ogni fase di crescita ritrovando la sicurezza e la gioia di fare sempre le scelte giuste al momento giusto.

E’ la Consulente Genitoriale nel Programma TV “4 MAMME”, in onda su FoxLife.

Con i suoi 5 libri best seller è l’autrice più letta e seguita in Italia dai genitori negli ultimi anni, conquistando oltre 100.000 famiglie italiane e diverse classifiche di vendita, come quelle di Amazon e Ibs.

E’ stata intervistata da Uno Mattina, TG5, La Stampa, Sky Tg 25, Gioia, Repubblica, Starbene, Radio 24, Radio Deejay, Radio Rai 1, Vanity Fair, Huffington Post.


 

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Roberta Cavallo

Roberta Cavallo aiuta i genitori a comprendere e a “leggere” i comportamenti dei figli in ogni fase di crescita ritrovando la sicurezza e la gioia di fare sempre le scelte giuste al momento giusto. È la Consulente Genitoriale nel Programma TV “4 MAMME”, in onda su FoxLife. Con i suoi 5 libri best seller è l’autrice più letta e seguita in Italia dai genitori negli ultimi anni, conquistando oltre 100.000 famiglie italiane e diverse classifiche di vendita, come quelle di Amazon e Ibs. È stata intervistata da Uno Mattina, TG5, La Stampa, Sky Tg 25, Gioia, Repubblica, Starbene, Radio 24, Radio Deejay, Radio Rai 1, Vanity Fair, Huffington Post.

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