Perché i capricci di tuo figlio non sono comportamenti isterici e inspiegabili (e come puoi risolverli senza urla o sgridate)

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Come potrebbe cambiare la qualità della tua vita se da un giorno all’altro tuo figlio non facesse più i capricci, se le lotte di potere e i pianti continui terminassero definitivamente e tu riuscissi sempre a capirlo al volo e a prevenire tutti i suoi disagi emotivi?

Quanta salute guadagneresti se non dovessi più urlare, minacciare, sgridare e innervosirti per ogni richiesta assurda e fuori luogo? Per esempio quando non vuole lavare le mani o i denti, non vuole fare la doccia, vuole di tutto e di più al supermercato, non vuole riordinare la cameretta, non vuole mangiare quello che hai cucinato, non vuole spegnere la TV?

In fondo ogni genitore vorrebbe scoprire cosa scatena i capricci tanto temuti (e come si rivolvono senza urla o sgridate). Sei fortunato perché da noi la risoluzione dei capricci dei bambini era la cosa più “leggera” che poteva capitare e andando avanti nella lettura scoprirai il perché.

E se sei un insegnante, un educatore o comunque hai a che fare tutti i giorni con dei bambini questo articolo ti sarà utile perché troverai spunti su come funzionano “dentro” e che ti aiuteranno a comprenderli meglio.

Negli ultimi anni abbiamo avuto la conferma da parte di centinaia di famiglie che con le sole informazioni che stai per scoprire in questo articolo hanno risolto definitivamente tutti i tipi di capricci, alcuni nel giro di qualche settimana altri nell’arco di 2-3 mesi.

Sì, hai letto bene, qualsiasi tipo di capricci. Perché se si conosce la causa scatenante e se si agisce su di essa, come un laser, tutti i tipi di capricci possono essere risolti.

Siamo consapevoli che questa affermazione è piuttosto forte, tuttavia saranno necessari 2-3 minuti per leggere questo articolo, che può cambiare per sempre la tua visione sui capricci e soprattutto sui bisogni reali di tuo figlio.

Che cosa sono per te i capricci?

Se ti diciamo capricci, a quali comportamenti di tuo figlio li associ? Possiamo immaginare per esempio che probabilmente stai pensando a situazioni di questo tipo:

  • Non vuole andare a scuola

  • Non vuole mettersi la maglia di quel colore

  • Vuole altre caramelle (cioccolata, giocattoli, ecc.)

  • Non vuole spegnere la tv

  • Non mi ascolta

  • Fa sceneggiate

  • Piange senza motivo

  • Non mi lascia parlare al telefono

  • Vuole le mie attenzioni di continuo e se non gliele do inizia a urlare

  • Non vuole fare il bagnetto o non vuole uscire dal bagnetto

  • Non vuole mangiare…

Ci spiace darti, forse, una profonda delusione, ma siamo costretti a farlo per riuscire a darti una vera visione secondo natura e soprattutto suggerimenti davvero efficaci che siano risolutivi per te ma anche apprezzati dai tuoi figli.

Sappiamo che questi atteggiamenti di tuo figlio ti indispongono, ti innervosiscono, non sai come gestirli e, non comprendendone la causa, li puoi considerare spesso dei comportamenti senza senso, delle provocazioni, dei… capricci, appunto.

I capricci in verità non sono questo e prima ti allontanerai dall’idea che siano comportamenti eccentrici, egocentrici, isterici, inspiegabili e fuori luogo, e prima ti sarà facile risolverli alla radice.

I capricci non sono capricci. Quelli che sembrano capricci sono sempre, sempre, manifestazioni di un disagio o di un bisogno profondo che tuo figlio ha in quel momento.

Facciamo un esempio che riguarda noi adulti. Quando ti capita di arrabbiarti, lo fai per partito preso, perché non sai cosa fare o perché hai la sensazione di avere un motivo valido?

Quando alzi la voce o ti innervosisci, lo fai per sport o “ti scappa”, c’è qualcosa più forte di te per cui non riesci a fare a meno di comportarti così?

Quando hai la sensazione che il tuo compagno o la tua compagna ti trascuri, non ti capisca, credi di avere delle allucinazioni o sei convinto di quello che provi, anche solo per la certezza di sentire emozioni di un certo tipo nel cuore o nella pancia o nella testa?

Per tuo figlio è la stessa cosa.

Ogni volta in cui insiste, piange, non vuole fare questo o quello, sembra “lagnarsi”, in verità, come accade a te quando ti innervosisci o ti lamenti, ha un motivo per farlo, sente davvero un disagio interiore, sempre.

L’unica differenza (a favore del bambino) è che tu sei adulto e hai tutte le capacità emotive (volendo…) e cognitive per ascoltarti, accoglierti e risolvere il problema, tuo figlio invece ancora no.

Sono abilità che si acquisiscono per natura crescendo (se tuo figlio è piccolo, se ha anche già 4-5 anni è naturale che non sappia gestire da solo le sue difficoltà) e anche imitando gli adulti attorno a noi che lo fanno (se gli adulti intorno a tuo figlio non lo sanno fare e non lo accolgono e non lo aiutano a risolvere il problema quando è in difficoltà, è più difficile che lui possa imparare).

Considerare questi atteggiamenti di tuo figlio semplici capricci non fa che peggiorare la situazione perché rischia di farti entrare in reazione (che significa arrabbiarti, innervosirti, spazientirti, insomma andare su tutte le furie)…

…e in generale rischia di farti mettere in campo un comportamento e delle soluzioni del tutto inappropriate che con il tempo peggiorano la situazione perché tuo figlio non si sente compreso

e PERDE la FIDUCIA nei tuoi confronti

Infatti, tutto quello che fai oggi ha lo scopo di arginare il capriccio, mentre invece quello che dovresti fare è andare ad accogliere e sanare il disagio di un bambino (ovvero la causa scatenante).

E allora, cosa sono davvero questi capricci? 

Time Out

Vediamo di spiegarlo meglio. Come già ti abbiamo anticipato, dietro ogni capriccio c’è un disagio reale e profondo del bambino. In effetti è così, ma cosa vuol dire veramente?

Pensaci un attimo: se davvero tuo figlio riuscisse a risolvere tutte le sue questioni da solo, a dirti sempre quello che prova e quali sono i suoi bisogni, credi davvero che inizierebbe a creare con te delle lotte di potere, a impuntarsi, a piangere?

E’ molto probabile il contrario. Infatti, quando lui è sereno, tranquillo, quando si sente ascoltato e capito, proprio come faresti tu, non piange, non urla, non si incaponisce. Se lo fa ha un motivo valido per farlo. I motivi possono essere tanti e diversi tra loro.

Hai presente quando per esempio ti chiede una caramella magari quando ha appena finito di mangiare a merenda un bel panino al prosciutto o con la marmellata?

Vogliamo proprio partire da questo esempio perché quando entriamo in tema di caramelle e cioccolatini quello che spesso accade è che senza quasi pensarci da parte dell’adulto scatta la classica frase: “Adesso no, non è ora!”.

Non siamo certo qui per dirti che bisogna mangiare chili di caramelle a tutte le ore, anzi! Ma adesso non è questo il punto.

Quello che invece vogliamo proporti è una semplice riflessione: molto spesso noi adulti, non si sa perché (o ce lo possiamo immaginare…) ai bambini rispondiamo di no a priori, a volte senza un vero e proprio motivo o magari perché siamo solo nervosi per altre situazioni che con nostro figlio non centrano nulla.

In questo caso per esempio non è mai capitato anche a te di avere voglia di qualcosa di dolce finito il pasto? Perché noi adulti possiamo dopo il salato aprire l’armadietto e prendere un dolcetto o un cioccolatino e i bambini non possono chiederlo?

Questo è solo un esempio, potremmo fartene anche altri, ma l’obiettivo in questo momento è farti riflettere sul punto di vista perché spesso, se ti metti nei panni di tuo figlio e lo prendi in considerazione, scopri di poter dare un nuovo valore alle tue risposte.

Quello che vogliamo sottolineare e suggerirti è che davanti alle richieste di tuo figlio potresti come prima cosa domandarti se è proprio necessario dire di NO per un motivo particolare (tuo figlio sta correndo verso una strada molto trafficata dalle auto e non accenna di fermarsi né di vedere il pericolo)…

…o se, pensandoci bene, il tuo eventuale SI’ non ha di fatto alcuna controindicazione particolare (a parte forse eventuali dubbi o incertezze dettate dai condizionamenti come per esempio “farò bene?”, “ma non si può avere tutto o averle tutte vinte nella vita, a me hanno insegnato così!”, “e se poi continua a chiedere, chiedere, chiedere, che faccio?”, “e se poi da bambino si trasforma in tiranno, io come riprendo il mio potere su di lui?”).

In fondo, che sarà mai una caramella? Che sarà mai mettere una maglietta al posto di un’altra? Che sarà mai non finire quello che c’è nel piatto? Sappiamo che in alcuni casi la situazione è più complessa di come la stiamo facendo noi ora e per questo abbiamo ancora molto spazio a disposizione per dipanare la matassa.

Intanto ci serviva mettere questo punto fermo a favore dell’elasticità, di una sana riflessione sul perché facciamo le cose, sul domandarci se è sempre il caso di limitare e dire di NO o se ogni tanto si può essere più morbidi. Questo può essere un ottimo punto di partenza.

Inoltre l’utilizzo del tono duro, delle urla, dei divieti comunicati con rabbia e con imposizione non fanno che umiliare tuo figlio, lo fanno sentire inadeguato ma non finisce qui.

Infatti le cose vietate sono sempre quelle che vien voglia di fare di più perché il risultato dell’imposizione è lo sviluppo del conflitto con l’autorità che tuo figlio si porterà dietro per tutta la vita (e ti ricordiamo che l’autorità con cui entrerà in conflitto finché non lascia il nido famigliare sarai tu!).

Con questo passaggio ti abbiamo in sintesi spiegato una delle cause delle incomprensioni-conflitti fra genitori e figli.

L’Anticipo del Bisogno (ovvero si prevengono e risolvono i capricci)

A proposito di questo, vogliamo indicarti una via semplice, ma allo stesso tempo risolutiva per i capricci, che nutre anche l’armonia nella relazione con tuo figlio (cosa che invece non fa il metodo “tradizionale”: URLA, PUNISCI, SGRIDA, IMPONI, NON VIZIARLO, COMANDO IO PERCHE’ LUI E’ SOLO UN BAMBINO PICCOLO E NON CAPISCE).

Questa via semplice è l’Anticipo del Bisogno.

Non si tratta di accettare o non accettare un comportamento sconveniente del bambino. Si tratta di modificare il nostro modo di pensare alla base e di metterci a sua disposizione prendendo in seria considerazione i suoi bisogni, le sue istanze e le motivazioni che lo portano a fare delle richieste, a toccare una cosa che noi non avremmo toccato, ad attraversare la strada senza darci la mano, a non volere un vestito, a non voler uscire, a richiedere insistentemente regali o dolci da mangiare, ecc.

L’anticipo del bisogno è un modo “a priori” di comportarti che può evitare molti degli atteggiamenti “capricciosi” di tuo figlio.

L’Anticipo del Bisogno in pratica

L’anticipo del bisogno non è prostrarsi al servizio dei figli e dare loro tutto quello che vogliono ancor prima che lo chiedano.

Sarebbe deleterio per la crescita affettiva del bambino: avere tutto senza aver sentito interiormente lo stimolo, il desiderio di possedere che attiva tutta una serie di risorse che lo aiutano a sviluppare la volontà, la capacità di andare a prendere quello che desidera, di creare strategie, ecc.

In più, il genitore che ha questo tipo di atteggiamento sottomesso rischia di mostrarsi debole, lassivo e di perdere il proprio ruolo agli occhi del figlio. Se il bambino non percepisce il genitore come colui che è in grado di rivestire in modo adeguato il proprio ruolo, perde il senso di sicurezza, si attivano le paure e inizia a mancare la fiducia.

L’Anticipo del Bisogno è quella particolare attenzione del genitore che ascolta le richieste emotive del figlio, che le soddisfa qualora il bambino le provi interiormente, che le viva o che le senta come bisogni e desideri ma non sia in grado di esprimerle verbalmente (perché troppo piccolo o perché non abituato a chiedere, a verbalizzare o a esprimere i suoi bisogni).

Dopo aver ascoltato o percepito la necessità o la volontà del bambino, l’adulto che mette in pratica l’anticipo del bisogno, senza remore asseconda il bambino dando quanto richiesto. Ti facciamo un esempio.

Potremmo fartene tantissimi. Durante la lunga e intensa esperienza di affido familiare, quando eravamo responsabili di bambini con forti carenze affettive, l’anticipo del bisogno diventava un vero e proprio salva vita.

E oggi riceviamo conferme dalle migliaia di famiglie di leggono i nostri libri e applicano queste conoscenze tutti i giorni con i loro bambini. I primi esempi che ci balzano alla mente riguardano il piccolo V.

Dal diario di Roberta: la pistola e le bolle di sapone

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V. è un bambino di 11 anni che vive in un orfanotrofio bielorusso, non sa chi sia suo padre, alla madre è stata tolta la patria potestà, vede e frequenta di tanto in tanto la nonna.

Da 3 anni per 3 mesi all’anno viene ospitato in Italia da una famiglia che si prende cura di lui e che conosco molto bene per stretto legame di parentela.

Quando V. è qui in Italia ogni occasione è buona per me per frequentare la famiglia in modo da “dare una mano” data la mia esperienza e, spesso, trascorro diversi giorni e a volte settimane intere con lui.

Ti premetto che le persone attorno a lui hanno sempre trovato che fosse molto difficile da trattare: “Non sta fermo un attimo! Se ci sono altri adulti o bambini con noi, inizia a fare il diavolo a quattro! Non ascolta! Ah, non so come faremo! Certo che ci vuole molta pazienza! Vuole mangiare solo pasticci, si ingozza di caramelle, cicles” (ovvero chewing gum – la famiglia ha origini piemontesi e qui le gomme da masticare si chiamano cicles).

La scorsa estate V. ricevette in regalo una pistola spara bolle di sapone. Lui era un appassionato di bolle di sapone… Dopo circa 2 orette le due bombolette di acqua saponata finiscono e la pistola si inceppa e non spara più.

Con grande dispiacere di V. bisogna sospendere il gioco quando ci sarebbero stati ancora tanti esperimenti da fare e la voglia di giocare con le bolle sarebbe stata ancora tanta. A V. dispiace molto che l’acqua saponata sia finita e ne vorrebbe ancora.

La mattina seguente esco per fare delle compere e rientro con una sorpresa: ben 2 botticini di bolle di sapone! (2 euro spesi). V. è contentissimo e continua a giocare con le bolle finendo i botticini. Il mattino seguente esco nuovamente e rientro con un altro botticino di bolle (1 euro speso).

V. è sempre felicissimo, ma questa volta mi dice: “Grazie, grazie, ma adesso basta, non comprarne più!”. Se questo esempio non ti basta posso ancora raccontarti quello che ci succede al supermercato il giorno in cui V. arriva dalla Bielorussia.

So che potresti pensare che andare al supermercato il primo giorno, con tutti i bisogni insoddisfatti che ha, sarebbe un vero suicidio per il portafoglio e per il suo stomaco (è un bambino che ama – o amava – compensare i vuoti affettivi con i dolciumi).

Se mi segui da un po’ o hai letto uno dei miei libri sai che sono un’anticonformista e quando sono sicura di quello che faccio, agisco punto e basta. Quindi, rientrando dall’aereoporto… supermercato! V. mi aiuta a pesare la frutta e la verdura, scegliamo anche tutto quello che a lui piace e quando mi dice basta io aggiungo uno o due frutti in più.

Ovviamente prima o poi arriviamo al reparto caramelle e dolciumi al cioccolato. Che fare? Non sono il tipo che fa finta che questo reparto non esista, né cerco di distrarre il bambino perché non lo veda, né mi affanno per passarci attraverso velocemente dicendogli che non abbiamo più tempo.

Con grande serenità affondo le ruote del carrello lungo il filare tanto temuto dagli adulti e dico a V. che può prendere le caramelle che più gli piacciono.

Già solo in questo modo V. non ha bisogno di riempirsi voracemente le braccia di pacchetti da svuotare nel carrello ma li sceglie accuratamente guardandomi quando un pacco ha attirato la sua attenzione per avere il mio assenso che naturalmente gli concedo.

Prende in questo modo 2 o 3 pacchetti e poi arrivo io. Guardo e riguardo le varie forme, gusti e colori e ne tiro fuori qualcuno domandandogli quale vuole ancora. In questo modo a volte ne sceglie ancora uno a volte mi dice che va bene così.

In entrambi i casi lo guardo con sguardo ammiccante, torno indietro e prendo ancora un pacchetto o due delle sue preferite e lo metto furtivamente nel carrello. Lui mi guarda, piega la testa da un lato e mi sorride…

A questo punto, arrivati davanti alla fila dei giocattoli i suoi bisogni sono già molto appagati (anche perché per tutto il tempo ho sempre interagito con lui senza dargli modo di annoiarsi e senza lasciare scampo a tutti quei pacchi di biscotti, merendine e bibite che contendevano con me la sua attenzione – il mio obiettivo non è manipolarlo perché non veda i biscotti ma divertirmi con lui e non farlo annoiare) e V. quasi non ci fa caso.

Mi fermo io, guardo i giochi (tutte piccole cosette di importo fra i 3 e le 20 euro circa) e gli chiedo se c’è qualcosa che possiamo prendere per giocare insieme e lui mi risponde di no, che abbiamo già altre cose a casa e che possiamo usare quelle. Voilà!

Ci tengo a precisarti che le prime volte in cui arrivava in Italia le caramelle non bastavano e “scappavano” anche almeno 2 giochini.

Tutti acquisti iniziali che mi permettevano di iniziare a sanare subito un bisogno e un vuoto (ero quasi costretta a farlo con cose materiali per stare inizialmente dietro alla sua abitudine di veder compensati i vuoti affettivi con oggetti o cose da mangiare, come a molti bambini oggi capita) così da avere la strada molto più in discesa nei giorni successivi.

A oggi invece, proseguendo in questo modo a piccoli passi, le sue richieste sono pari a zero. Anche lui comunque ha spesso richieste che consideriamo costose e inutili.

Per esempio per Natale ha ricevuto due confezioni di giochi Lego: la stazione di polizia e la stazione mobile (lui adora giocare a inseguire ladri e malfattori, vorrebbe fare il poliziotto sugli elicotteri, ecc.).

In due soli pomeriggi ha costruito tutti e due i giochi e per sere intere ci ha giocato, poi smontato e rimontato, poi costruito e disfatto divertendosi.

Su internet abbiamo poi visto costruzioni simili e lui, trascinato dall’entusiasmo, ne ha chiesti altri. Cosa facciamo? Seguendo l’anticipo del bisogno gli compro tutto quello che chiede? No.

Perché quello che conta davvero è il principio che sta dietro l’anticipo del bisogno e anche quando lo metto in pratica non mi dimentico mai del buon senso, dei limiti e della misura. E dunque cosa fare?

Quel giorno gli ho risposto così: “ti piace quella super macchina trasformabile? Guarda (indico il cestone pieno di pezzi di Lego), guarda quanti pezzi abbiamo! Scarichiamo le istruzioni per montarla da internet (ci sono davvero) e la costruiamo con tutti questi pezzi che abbiamo nel frattempo”.

Così abbiamo fatto, ci siamo impegnati e divertiti e il suo bisogno è stato soddisfatto senza spendere quasi cento euro per quell’affare che aveva appena visto e che tra l’altro non ha più chiesto.

In più V. ha imparato che è possibile soddisfarsi con quello che si ha e che il punto non è avere, avere, avere, accumulare, accumulare, accumulare avidamente (come le sue carenze affettive e la sua cultura di estrema povertà lo porterebbero a fare), ma soddisfare i propri bisogni, imparare e divertirsi indipendentemente dagli oggetti a disposizione.

Nota: ho evitato di dire frasi del tipo: “Non ce lo possiamo permettere, ne abbiamo da poco comprati due, ma sei fuori, con quello che costa, non ho la macchina che fa soldi, non ti sembra di esagerare, chi troppo vuole nulla stringe”.

Il risultato sarebbe solo stato solo quello di infierire sulla sua autostima, di trasferirgli queste frasi “non felici” e condizionanti che lui poi avrebbe utilizzato da grande a sua volta.

Che c’è di tanto strano nel fare questo? Non sembra una grande novità o un qualcosa di particolarmente speciale! Eppure, i nostri preconcetti, l’educazione che abbiamo ricevuto nell’infanzia ci impediscono spesso di superare questo nostro personale limite mentale (che non è neanche nostro ma lo abbiamo assorbito dai nostri genitori).

È facile farlo, è semplice e veloce vederne i risultati, ma sappiamo che all’inizio può richiederti un piccolo sforzo raggiungere questa elasticità e questa fiducia nelle conseguenze positive.

In verità, se osservi il comportarsi di molti adulti, come già ti anticipavamo, molto spesso il no di fronte alla richieste dei bambini la fa da padrone, anche quando non ci sono dei motivi reali.

Cosa succede a tuo figlio se lo giudichi

In più, altrettanto spesso, il dare dell’adulto è molto più simile a un concedere, accompagnato da commenti, giudizi e limitazioni:

“Adesso non ho tempo, smettila!”
“Solo uno!”
“Scegli, perché tutti non è possibile”
“No, non toccare!”
“Fermo! Non correre! Mamma mia, mi fai disperare!”
“No, lì no! Vedi che non capisci!”
“Ma ti sembra il caso?”
“Cosa ci farai mai con tutti questi Lego?!”
“Ma guarda che tutte queste caramelle non vanno bene!”
“Te lo sei meritato?”
“Adesso no, non lo meriti con tutto quello che combini”

Queste frasi pronunciate da mamma e papà, che in teoria dovrebbero essere per il bambino fonte di comprensione e di abbondanza, risultano essere per lui un messaggio contraddittorio e deludente:

“Ma come? Tu che sei qui proprio per capirmi, aiutarmi e soddisfarmi, mi dici che non è vero che quello che sento ha un riscontro nella realtà. Allora mi devo sentire inadeguato, sono un bambino incapace, perché tutto quello che desidero poi non può avvenire…. Che delusione…”.

Siamo arrivati ad un passaggio importante. Inizi a vedere da dove arriva il pessimismo degli adulti di oggi? La sfiducia in se stessi? L’incapacità di provare a realizzare i propri sogni?! Quello che vogliamo suggerirti con l’anticipo del bisogno è di mostrarti più disponibile e accondiscendente, meno sospettoso e meno rigido.

Spegnere la Tv con urla e minacce o spegnerla senza capricci?

Per esempio, se sai che all’ora dei cartoni animati ogni volta è un tira e molla, perché non lasciare qualche minuto in più se sai che tuo figlio lo desidera? Di solito lo scenario è questo:

Approccio 1 Colpevolizzante e Tirannico (e sangue che ribolle del genitore)

“Alberto spegni e vieni a tavola…. Dai spegni…. Hai sentito? Ti ho detto di spegnere!… Ma ti vuoi muovere, lo fai apposta!?…. Adesso basta! Spengo e domani non la guardi più!”.

Il tutto condito dall’aumento del volume della tua voce, della temperatura corporea, della tensione, della rabbia e anche di incomprensione e senso di inadeguatezza del bambino. E’ giorno dopo giorno si alimenta il conflitto con l’autorità-genitore che poi proseguirà in modo più forte nella fase adolescenziale.

Approccio 2 con Anticipo del Bisogno (e calma e tranquillità del genitore)

“Amore, tra un po’ è ora di spegnere, è pronta la cena, ma nel frattempo guardala ancora tranquillo”. Dopo 10 minuti: “Amore ti piace questo cartone? … Mi fa piacere…. Guardalo ancora e la prossima volta che arrivo si spegne e andiamo di là”. Il tutto condito da serenità, calma, sorrisi e disponibilità di cuore.

C’è differenza rispetto al primo esempio? Che sensazione ti dà nel cuore l’uno piuttosto che l’altro? Da piccolo, sinceramente, cosa avresti preferito che tua madre o tuo padre facessero con te? 

Aspetta a giudicare questi contenuti perché se già a priori dici o immagini che non funziona è perché probabilmente non ci hai mai provato davvero o non l’hai fatto per un tempo continuativo (hai provato un giorno e dal giorno dopo hai iniziato a scordartene) o ti sembrano cose troppo belle per essere vere.

Se da questi primi esempi che ti stiamo facendo pensi che siamo lassivi e che ce la caviamo anche con i bambini e i ragazzi difficili solo perché concediamo tutto in anticipo, sei fuori strada.

Con le esperienze pratiche che stiamo condividendo con te l’obiettivo rimane sempre assecondare il bambino, farlo sentire compreso e utilizzare il suo linguaggio per trasmettergli fiducia e stima e nel frattempo trasferirgli le corrette abitudini come lavarsi, riordinare, essere gentile e ringraziare, stare composto a tavola, ecc…

Probabilmente, qualcuno un po’ più rigido, a questo punto, non andrebbe avanti nella lettura. Si fermerebbe dicendo: “Questo non può essere vero! Non è possibile! Troppo facile! Troppo difficile! Ma scherziamo, devo fare questa cosa!? E gli altri cosa diranno?…”.

Ci può stare! Il cervello umano, di fronte alle cose nuove, tende subito a liquidarle come assurde, impossibili e non efficaci. Quando le legge qualcun altro un po’ più flessibile, curioso e capace di mettersi in gioco, allora…

E se mio figlio chiede sempre la cioccolata?

bambini-cioccolato

Se sai che a volte passa tutto il pomeriggio a chiederti una briochina dietro l’altra o un pezzo di cioccolato dietro l’altro, cosa potresti dire? E soprattutto come potresti dirlo? Anche in questo caso non è insolito ascoltare frasi del tipo:

Approccio 1 Colpevolizzante e Tirannico (e sangue che ribolle del genitore)

“Adesso basta!… Ingrassi… Non ti fanno bene, lo sai…! Non hai sentito che ti ho detto di no!… Ti verrà il diabete se continui così!… Smettila di mangiare tutte ste schifezze!…”. Il problema così è risolto? No.

Tuo figlio si sente accusato, inadeguato, sente un bisogno irrefrenabile che non sa come gestire, non capisce perché ti stai scaldando così tanto. Cosa potresti dire invece? Per esempio potresti anticipare il bisogno: “Amore vuoi un pezzetto di cioccolata? (Sì)… Tieni, qui ce ne sono due!”. Dopo 10 minuti forse no o forse sì, te ne chiede ancora ma per te sarebbe eccessivo ed ecco come puoi rispondere:

Approccio 2 con Anticipo del Bisogno (e calma e tranquillità del genitore)

“Lo so amore che ne vorresti ancora, adesso non è possibile, ne mangerai di nuovo due domani… Mannaggia, lo so che ne hai voglia, questa mamma terribile che non te lo vuole dare (mantieni la calma, sorridi serenamente)!”

Come vedi il non arrabbiarsi e restare neutrali senza partire subito con NO!, BASTA! ADESSO NO! è fondamentale. E da come hai letto non significa neanche essere lassivi e concedere tutto.

Tutt’altro: significa essere comprensivi di fronte alle richieste di tuo figlio, rispondergli con gentilezza senza ricorrere ai toni duri che magari i tuoi genitori hanno sempre usato con te e che oggi utilizzi in automatico senza rendertene conto. Perché un NO o un limite  si possono sempre comunicare in tanti modi…

Tutto bello, ma con il mio Daniel non funziona…

Little cute kid with chocolate on face and handsSe pensi che tuo figlio è diverso, che “la fate facile voi, ma dovete trovarvi a casa mia mentre mio figlio urla e si dimena per terra”! “Non può funzionare con tutti, ogni bambino è diverso”.

È vero, ogni bambino è diverso nelle sue passioni, nei suoi talenti e debolezze, svilupperà con gli anni un proprio temperamento, un proprio punto di vista, avrà i suoi pregi e i suoi difetti…

Comunque i bisogni emotivi sono gli stessi per tutti i bambini di questa terra, ci sono principi fisiologici e naturali che tutti seguono come voler essere nutriti, camminare, voler giocare, voler parlare e anche le esigenze fisiologiche di coccole e attenzioni dei bambini piccoli sono uguali per tutti, la voglia di stare con mamma e papà è universale, l’impulso a imitare quello che fanno i genitori è fisiologico e fa parte della natura di tutti i bambini che siano bianchi, neri, gialli, blu…

L’istinto di considerare tutto loro nei primi 7 anni c’è l’hanno tutti i bambini (si chiama fase egocentrica ed è fisiologica e inevitabile).

I bisogni naturali che i bambini stessi seguono come impulsi istintivi per la loro crescita sono uguali per tutti. Quello che cambia (oltre ai talenti e al temperamento di ciascuno) è l’atteggiamento e l’approccio dell’adulto che li accompagna nella loro crescita.

Qualcuno può anche continuare a credere ancora che le punizioni, le sgridate, i divieti imposti con rabbia siano indispensabili e può serenamente smettere di leggere qui. Ma, per favore, quando suo figlio farà i cosiddetti capricci che non se la prenda con lui!

Perché lui ha sempre un buon motivo per farli, cioè è successo qualcosa che ha creato in lui un disagio emotivo (che è la vera causa scatenante ed è ciò su cui devi agire se vuoi risolvere la situazione).

Ti invitiamo ora a una riflessione: se il metodo “tradizionale” URLA, PUNISCI, SGRIDA, IMPONI, NON VIZIARLO, COMANDO IO PERCHE’ LUI E’ SOLO UN BAMBINO PICCOLO E NON CAPISCE è così efficace, perché allora il 99% dei genitori ha difficoltà relazionali con i figli?

Perché i genitori non riescono a farsi capire dai figli e i figli non si sentono capiti dai genitori? Come mai la maggioranza degli adulti è in conflitto con la propria famiglia di origine? Non ti sembra strano?

E tu come ti sentivi quando ti giudicavano come capriccioso e viziato? Quando piangevi e ti dicevano che dovevi smetterla o andavi subito in camera tua o ti prendevi una sberla?

Torna un attimo indietro con la memoria e ti accorgerai che anche tu avevi un buon motivo da piccolo per essere triste, infelice, per non voler fare una determinata cosa. Non lo facevi di proposito e ogni volta che eri triste ti veniva di fare i capricci.

Ecco il punto:

i bambini seguono biologicamente dei principi fisiologici e naturali, secondo natura.

Hanno dei bisogni emotivi innati e tutti questi fattori rappresentano il loro linguaggio.

Solo chi si adegua a questo linguaggio può comprenderli sempre e farli cresce felici e sereni

Il risultato sarà come parlare in cinese in Cina e tutti ti capiranno benissimo. Se invece andiamo in Cina e tentiamo di comunicare in Italiano ci saranno incomprensioni e disagi (proprio come quelle che si creano tra te e tuo figlio).

Noi, invece di parlare la stessa lingua, cosa siamo abituati a fare? Liquidiamo subito la situazione giudicando il bambino e dando per scontato che è solo un capriccio e non ci soffermiamo…

…sul perché oggi non vuole la pasta con il sugo (magari è arrabbiato perché non trova il suo gioco preferito e non sa come dircelo?)

…sul perché si è svegliato triste e non vuole mettere la maglia verde (magari il giorno prima ha litigato con un amichetto e ora non vuole tornare in classe?)

…sul perché non vuole lavarsi le mani e sta piangendo (magari il papà lo ha sgridato in modo un po’ forte per aver distrattamente fatto cadere per terra un bicchiere e ora si sente umiliato e triste?)

Dietro questi atteggiamenti bizzarri, isterici e apparentemente incomprensibili dei bambini si nasconde la VERA CAUSA: c’è sempre un NODO EMOTIVO che sta scatenando i COMPORTAMENTI ESTERNI definiti erroneamente “capricciosi”.

Come puoi nella pratica applicare questi contenuti e risolvere definitivamente i capricci di tuo figlio? (3 Video Gratuiti Risolvi Capricci)

Ho creato 3 Video Gratuiti se vuoi avere più esempi, più dettagli e per sapere passo passo come fare. Ecco cosa stai per scoprire:

*Video 1:
• I 3 ostacoli che ti impediscono di risolvere facilmente i capricci
• La domanda fondamentale che devi sempre farti quando inizia un capriccio
• Prima analisi delle possibili cause dei capricci (alcune ti spiazzeranno)
• Di fronte ai capricci è meglio intervenire o è meglio lasciare i bambini da soli?
• Cosa fare da subito per far sentire tuo figlio compreso e ascoltato

*Video 2:
• Come mantenere la calma con i figli
• Cosa puoi fare da subito quando senti che la rabbia sta salendo
• Perché tuo figlio vuole stare sempre davanti alla Tv?

*Video 3:
• Come farti ascoltare sempre da tuo figlio
• Come puoi insegnare le regole senza sgolarti e ripetere 300 volte la stessa cosa?
• L’errore più diffuso che rende quasi impossibile insegnare le regole a tuo figlio
• non vuole rimettere a posto i giochi? Fai così

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Bimbi Veri (542)

Roberta Cavallo aiuta i genitori a comprendere e a “leggere” i comportamenti dei figli in ogni fase di crescita ritrovando la sicurezza e la gioia di fare sempre le scelte giuste al momento giusto.

E’ la Consulente Genitoriale nel Programma TV “4 MAMME”, in onda su FoxLife.

Con i suoi 5 libri best seller è l’autrice più letta e seguita in Italia dai genitori negli ultimi anni, conquistando oltre 100.000 famiglie italiane e diverse classifiche di vendita, come quelle di Amazon e Ibs.

E’ stata intervistata da Uno Mattina, TG5, La Stampa, Sky Tg 25, Gioia, Repubblica, Starbene, Radio 24, Radio Deejay, Radio Rai 1, Vanity Fair, Huffington Post.


 

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Roberta Cavallo

Roberta Cavallo aiuta i genitori a comprendere e a “leggere” i comportamenti dei figli in ogni fase di crescita ritrovando la sicurezza e la gioia di fare sempre le scelte giuste al momento giusto. È la Consulente Genitoriale nel Programma TV “4 MAMME”, in onda su FoxLife. Con i suoi 5 libri best seller è l’autrice più letta e seguita in Italia dai genitori negli ultimi anni, conquistando oltre 100.000 famiglie italiane e diverse classifiche di vendita, come quelle di Amazon e Ibs. È stata intervistata da Uno Mattina, TG5, La Stampa, Sky Tg 25, Gioia, Repubblica, Starbene, Radio 24, Radio Deejay, Radio Rai 1, Vanity Fair, Huffington Post.

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